di Lucrezia Cicchese

No, non eravamo preparati. Ospedali, medici, Sistema sanitario nazionale e regionale. Una catena di comando governo-regioni contraddittoria. Ma chi vuole polemizzare sugli errori degli altri, si laurei in virologia. Chi sul Sistema sanitario nazionale, organizzi una riforma costituzionale. Ma, per ora, aspettate. Il soggetto di turno che vuol primeggiare a discapito di tutti, questa volta, deve attendere. C’è una riflessione da fare su quanto accaduto e che accadrà. 

Tutti hanno sbandierato un modello in questi tempi, ma che presenta luci e ombre. L’errore generale è stato fatto nelle prime settimane: politiche e azioni attendiste che in realtà equivalevano spesso al “che dobbiamo fare?”, azioni, interventi e comportamenti attuati/non attuati 2-3 settimane dopo. In Molise i cittadini sono stati così bravi che questo errore generale ha causato meno danni di quelli ipotizzati anche con il noto cluster Rom. Il distanziamento sociale ha aiutato e dunque ha messo nelle condizioni di percorrere vie note di diatribe interne tra i politici. Nessuna coesione, nemmeno quando in gioco vi è la salute pubblica.

Ma andiamo avanti.

È mancata la “catena unica di comando”. Tanto che in Molise – come in altre regioni sia chiaro – tutti percorrono strade diverse. Un accento sul numero dei tamponi e della recentissima polemica sui test sierologici delle Forze dell’Ordine; dalle modalità di comunicazione dei guariti alla Protezione Civile Nazionale a pazienti anziani dirottati in piena notte in strutture ospedaliere non attrezzate. Un federalismo dell’emergenza che, a bocce ferme, dovrà essere oggetto di profonda ed ennesima riflessione politica.

E qui la questione diventa ostica. La politica dovrà finalmente decidere se rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale: l’imponente definanziamento della sanità pubblica degli ultimi 10 anni e tutti gli strumenti di privatizzazione occulta (fondi sanitari integrativi, welfare aziendale, accreditamento opportunistico strutture private, etc) hanno lasciato cicatrici molto profonde. Il Molise potrebbe scrivere trattati.

Cosa accadrà allora nei prossimi giorni proprio in Consiglio regionale? La rete sanitaria molisana opterà per le strutture miste o per avere un ospedale “covid”? Ipotizziamo che si scelga per la struttura mista. Ciò equivale a quella tanto sperata integrazione Cardarelli-Gemelli Molise? La domanda non è scontata. E lo sa bene in questi giorni anche don Francesco Martino di Agnone che il prossimo 23 giugno sarà davanti al Consiglio regionale mentre in aula Andrea Greco presenterà la mozione “pro Caracciolo”. Perché ognuno, più o meno in modo eclatante, sta portando avanti la propria istanza tanto che par una guerra tra latifondieri più che voler garantire, non ci stancheremo mai di dirlo, il diritto alla salute di tutti i cittadini.