di Alessandro Matticola

“Con Salvini non ci voglio parlare, non lo voglio neanche sentire nominare“.

Sarebbe stata l’esclamazione di Silvio Berlusconi nei confronti di Matteo Salvini, quando gli è stato chiesto cosa ne pensasse del leader della Lega, dopo che tre parlamentari azzurri sono passati al carroccio.

Ravetto, Zanella e il terzo che è andato con Salvini chi era? Ah, Carrara. Ecco, meglio così. Meglio perderli che trovarli”.  Questo il commento sui tre fuoriusciti che hanno cambiato casacca.

Sarà, ma c’è da dire che Forza Italia ha oramai perso il suo ruolo di leader della destra italiana e al suo posto c’è Salvini con la Lega e alle sue spalle Giorgia Meloni con Fratelli D’Italia, sempre più forza europeista, a discapito di Antonio Tajani.

E a fare capolino c’è anche Matteo Renzi, che ha parlato di un allargamento della maggioranza anche a Forza Italia, che si è molto avvicinato al governo Conte. Sarebbe un gesto di grande valore e di grande responsabilità verso il paese ha commentato Renzi, che ha ipotizzato una rottura con Salvini e Meloni alla prossima tornata elettorale, in quanto il partito di Berlusconi oramai “è più vicino alla Merkel che alla Le Pen”

La destra si sta rivoluzionando. Salvini con la Lega deve capire da che parte andare, se continuare con un credo quasi esclusivamente populista oppure, seguendo le orme di leghisti più accademici come Zaia, diventare una vera forza nazionale, con un programma serio e non più solo con slogan elettorali.

Attenzione però a Giorgia Meloni. Fratelli D’Italia non è più il partito di Giorgio Almirante ereditato da Gianfranco Fini. Fratelli D’Italia è molto di più. Proviene da un’idea di destra storica, ma che negli anni si è evoluta, svestendosi della camicia nera e indossando la bandiera stellata dell’Unione Europea.

E Forza Italia deve trovare come Salvini la sua strada e rinnovarsi. Molto più forza di centro che forza di destra. La spinta degli anni ’90, il nuovo che avanzava con la discesa in campo del 1994 ormai si è esaurito. Non siamo più negli anni ’90. Gli interessi che potevano derivare da una spinta più di stampo liberista e capitalista oramai sono di dominio pubblico.

Anzi, è proprio grazie alla liberalizzazione economica portata in campo in quegli anni che oggi si può guardare oltre in alcuni campi. Un esempio su tutti? La mobilità elettrica, sviluppato interamente dall’iniziativa privata.

Se Italia Viva con Renzi guarda con un certo ottimismo ad un’eventuale entrata di Berlusconi nel governo e al PD non dispiace l’idea, come una sorta di pentapartito anni ’80, il M5S non è invece così convinto della cosa, in particolare la base e i pentastellati “accademici” che vedevano nella loro “ascesa al potere” proprio la fine del sistema berlusconiano.

Ma attenzione, c’è un aspetto non di poco conto ricordato anche ieri sera da Bruno Vespa al Tg2 Post. L’anno prossimo ci sarà la partita per l’elezione del Presidente della Repubblica: che questo sia un modo per imboccare direttamente o indirettamente Via Della Dataria verso il Quirinale?