di Lucrezia Cicchese

Posti quasi esauriti, organici asfittici, anziani fra vita e morte, istituzioni quasi dormienti. In Molise, prendersi il coronavirus e magari finire anche in terapia intensiva è come giocare al Lotto: ammesso finisca bene, il ”viaggio” dura mediamente un paio di settimane incontrando paure e ansia e attese infinite, senza i propri cari. In Regione il numero dei contagi aumenta, i ricoveri nelle terapie intensive nelle rianimazioni ormai sono al limite dei posti disponibili, i vertici ASReM tacciono.

Facciamo due rapidi conti con i numeri del ministro della Salute. Lo scorso 30 settembre, cioè dopo sette mesi di pandemia, i contagi totali in Regione erano stati 655 e i morti 24, oggi i contagi sono a 9.914 e i morti a 327. Sarebbe a dire che in quattro mesi e mezzo i contagi si sono moltiplicati quindici volte e i morti tredici.

Torniamo ai letti. Stando al Bollettino ufficiale della Regione, i posti in terapia intensiva sono trenta, però non si capisce dove si trovi la metà di questi, quindici. Sarebbe interessante scoprirlo e allora scoprire il motivo per il quale l’altro ieri un malato Covid è stato trasferito a Grosseto. A proposito, magari sapere anche perché al Cardarelli di Campobasso le tubature dell’ossigeno ancora l’altro ieri sono andate in sovraccarico, la pressione al loro interno s’è abbassata, nei pazienti al piano terra è iniziata a crollare la saturazione e sono stati trasferiti da un’ala all’altra. Mentre un tecnico, chiamato di corsa, non è riuscito a risolvere il problema.

Prendiamo proprio il Cardarelli: quindici posti letto di Terapia Intensiva e sono saturi. Organico in profondo rosso. E così la strategia è garantire ai pazienti più giovani le cure, naturalmente previa autorizzazione degli stessi. Molti accettano, altri no. Se invece si è anziani, nemmeno si pone il problema dell’autorizzazione, possono passare a miglior vita nella più totale solitudine. Altro? Il futuro a breve e medio termine si potrebbe prevedere con relativa facilità, basta analizzare tendenze e numeri. Aumentano i contagi? Aumenteranno i ricoveri nei reparti Covid e, ovviamente meno, nelle rianimazioni. Perché allora il Cardarelli rasenta da un pezzo il collasso? Perché i posti scarseggiano e chi deve gestire la struttura ospedaliera sembra nemmeno accorgersene?

Intanto le varianti (inglese, brasiliana, scozzese, nigeriana e via mutando) fanno paura e preoccupa come ormai anche fra i giovani possa mettersi male da un momento all’altro. Perché se prima si aveva a disposizione un po’ di tempo dal contagio per intervenire, oggi non è più sempre così, come mostrano i numeri e le varianti stesse, di frequente più aggressive e che possono far peggiorare inaspettatamente e velocemente chi ne è contagiato (ieri sera è stata intubata una ragazza ventenne, sempre al Cardarelli). Varianti non necessariamente più mortali, ma certo meglio (e più efficace) fronteggiarle presto che tardi.

Non bastasse tutto questo, in Molise la fa da padrona un’incapacità istituzionale di arginare i contagi. E le ordinanze regionali riguardano sempre altro, come se la Giunta e il suo presidente considerassero il Covid un dettaglio. Eppure le zone rosse sono fattibili, specie sapendo che sette giorni di lockdown provocano due settimane dopo in un drastico calo dei contagi e meno pressione sulle strutture sanitarie. Ma il tempo scorre nell’immobilismo e quanto accaduto nel basso Molise racconta bene la chiusura della stalla a buoi scappati.