di Antonio Di Monaco

Avere una, anzi tre Ferrari e tenerle in garage è una delle forme più alte di masochismo. Ma c’è chi riesce addirittura a fare peggio. All’ospedale Caracciolo di Agnone, l’unico nosocomio di montagna del Molise riconosciuto da Roma quale struttura di “area particolarmente disagiata”, vi sono due sale operatorie modernissime e super accessoriate, ma praticamente inutilizzate. Lo scorso gennaio, la conferma arrivò anche dal primario della Chirurgia del Cardarelli di Campobasso, Giuseppe Cecere, il quale suggeriva che gli interventi di day e week surgery, con qualche accorgimento organizzativo, potevano tranquillamente essere eseguiti al Caracciolo.

Eppure, il tanto vituperato decreto Balduzzi prevede, proprio per l’ospedale altomolisano, interventi in day e week surgery. Ma, al momento, nulla è stato fatto affinché quelle sale, in possesso di certificazioni Iso, venissero messe in condizione di funzionare. In un momento particolarmente delicato come quello attraversato dalla sanità regionale chiamata a fronteggiare la pandemia, la possibilità di programmare interventi chirurgici al Caracciolo sarebbe un’idea da prendere in seria considerazione.

Ma oltre alle sale operatorie, l’ospedale agnonese può vantare un personale infermieristico di tutto rispetto che si è formato con l’ex primario di Chirurgia, Nicola Iavicoli, ed è pronto a mettersi in gioco. Inoltre, ci sarebbe la possibilità di appoggiare i pazienti operati nel reparto di Medicina in cui sono disponibili 14 posti letto per acuti. Il tutto, naturalmente, dovrà essere avallato dall’Asrem. E sarebbe un’arma in più per fronteggiare la pandemia e, contestualmente, abbattere le liste d’attesa e svolgere l’ordinaria attività chirurgica che, ormai, al Cardarelli di Campobasso è pressoché impossibile.